L’ingegneria delle storie – Introduzione

Quali sono le storie migliori? Quelle che funzionano. E a chi vi rivolgete quando dovete far funzionare qualcosa? All’amico ingegnere, ovviamente. Per cui eccomi qui. Sono Roberto Gerilli, ingegnere specializzato nel progettare e collaudare storie. Non sono un genio del settore, ma ho passato molto tempo sul banco di lavoro e ho accumulato una discreta esperienza. È con piacere quindi che vi presento L’ingegneria delle storie. Piccolo manuale tecnico, una serie di articoli in cui condividerò con voi tutto quello che ho imparato.

Ognuno di noi sa creare storie. Impariamo a farlo durante la prima infanzia, e continuiamo per tutta la vita. Ogni volta che raccontiamo quanto accaduto durante la giornata, ogni volta che scriviamo su WhatsApp il resoconto delle nostre serate, ogni volta che inventiamo scuse per il ritardo. Sono tutte storie, ma non tutte funzionano… come le proverbiali bugie dalle gambe corte. Il motivo è uno e uno soltanto: progettare storie è complicato.

Grende pulsante rossoImmaginatevi un dispositivo formato da un grande pulsante rosso collegato a una scatola di metallo. Schiacciate il pulsante e la scatola stampa una storia. Semplice. Se dobbiamo intrattenere un amico, o convincere un professore a darci più tempo per la consegna di una tesina, non serve altro. Un click, una storia. Ma se vogliamo progettare romanzi o sceneggiature per film e fumetti, dobbiamo osservare meglio questo congegno.

Iniziamo con una panoramica esterna. Il grande pulsante rosso è solo un grande pulsante rosso: è lucido, invitante, e non nasconde sorprese.  Nella scatola sottostante, invece, ci sono tre pannelli di controllo. Sul lato sinistro abbiamo le levette che permettono di impostare i parametri della trama: personaggi, ambientazione e soggetto. Dalla parte opposta, sulla destra, abbiamo i comandi dedicati alla variabili di narrazione: struttura, voce e punto di vista. Capovolgendo il dispositivo, infine, troviamo gli interruttori per settare le istruzioni d’uscita: target, genere e tipo di testo.

Tutte le levette, i comandi e gli interruttori sono collegati con la CWU (Central Writing Unit), un processore interno dotato di un’intelligenza artificiale che analizza tutti i valori impostati in entrata, e li elabora attraverso algoritmi di stile per ottenere in uscita la storia voluta.

Dopo questa attenta osservazione il dispositivo non appare più molto semplice, dico bene? Eppure è così che si progetta una storia. Dobbiamo settare tutte le variabili (secondo il nostro desiderio o secondo le esigenze di editori/produttori) e poi cercare di bilanciarle e di elaborarle con il nostro stile (sviluppato dall’esercizio e dalle influenze esterne).  Tutto molto complicato, lo ribadisco.

C’è però un lato positivo. Così come grazie alla lettura del libretto delle istruzioni e alla pratica, riusciamo a usare ogni tipo di device, allo stesso modo leggendo molto (saggi sulla scrittura ma soprattutto romanzi, romanzi e ancora romanzi) ed esercitandoci con dedizione, impegno e pazienza, possiamo riuscire a progettare una storia che funzioni. Probabilmente non diventeremo mai ricchi, famosi e talentuosi come Stephen King, Chuck Palahniuk, J.K. Rowling o Quentin Tarantino, ma vi assicuro che vedere gli ingranaggi della propria storia muoversi in armonia è una soddisfazione grandissima.

Io ci sono riuscito, e devo molto a tutti coloro che negli anni mi hanno dedicato un po’ del loro tempo per regalarmi consigli preziosi. Ho deciso quindi di fare altrettanto. Voglio specificare, tuttavia, che L’ingegneria delle storie. Piccolo manuale tecnico non è scritto con l’intenzione di insegnarvi a scrivere, per quello dovete rivolgervi a gente molto più preparata di me. Il mio unico scopo è quello di condividere tutti quello che ho imparato sul grande pulsante rosso. Non è molto, ma può esservi utile.

HopEnjoY

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