L’ingegneria delle storie – Target, genere, tipo

Sei seduto al tuo tavolo di lavoro e hai di fronte il grande pulsante rosso. Hai creato la tua trama e hai imparato a settare i valori di personaggi, soggetto e ambientazione. Ora vuoi capire come impostare le variabili di narrazione, ma devi avere ancora un po’ di pazienza. Prima di parlarti di struttura, voce e punto di vista, infatti, preferisco che tu capovolga il dispositivo e osservi gli interruttori dedicati alle istruzioni d’uscita: tipo di testo, target e genere.

L’uso del primo è molto intuitivo. Quando vuoi costruire una storia, gran parte delle fasi di progettazione sono identiche a prescindere dal mezzo scelto per la pubblicazione. Un romanzo è diverso da una sceneggiatura, ma il lavoro per la caratterizzazione dei personaggi, per la stesura del soggetto, o per la ricerca del punto di vista più efficace è lo stesso. Ogni tipologia di testo, tuttavia, ha degli elementi peculiari: le sceneggiature per la televisione devono tener conto delle interruzioni pubblicitarie, quelle per i fumetti devono assicurare più spazio ai dialoghi, un racconto non può garantire lo sviluppo di più personaggi, e un romanzo ha bisogno delle descrizioni per definire l’ambientazione. I tratti distintivi di ogni tipologia di testo condizionano la narrazione delle storie e di conseguenza influenzano la loro progettazione. La scelta del tipo di testo, quindi, non ha importanza prioritaria, ma rappresenta comunque una fase cruciale del lavoro, ed è consigliabile effettuarla prima possibile. Stabilita la forma che più si addice alla tua storia, devi solo spostare l’interruttore sull’opzione desiderata. Tutto molto semplice.

La medesima semplicità non è estendibile alle altre due istruzioni di uscita, che hanno anzi bisogno di una premessa.

Quando progetti storie, devi sempre ricordati di rispondere a una domanda: perché lo sto facendo? Se è per divertimento, giusto per trascorrere un po’ di tempo, sei libero di scrivere quello che preferisci. In tutti gli altri casi, devi pensare a quale pubblico vuoi rivolgerti.

Questo concetto è molto controverso perché affermare di creare storie con l’idea di soddisfare una determinata fetta di lettori/spettatori trasforma, agli occhi di alcuni, l’arte dello scrivere in un mero esercizio commerciale. Io rispetto questa posizione, ma non la condivido. Adattarsi al pubblico è un comportamento naturale.

Immagina di tornare da un viaggio e di dover raccontare l’esperienza prima ai genitori e poi ai tuoi amici: pensi che la storia sarebbe la stessa?  Io dico di no. Ci sono avventure che è meglio non descrivere ai primi, e vicende che non interesserebbero ai secondi. E anche se volessi raccontare a entrambi i gruppi la stessa sequenza di fatti, il modo in cui la narreresti sarebbe diverso. Come ho detto, è naturale.

Progettare storie è una passione solitaria. Sei tu, il tuo tavolo di lavoro, e il tuo grande pulsante rosso. Gli altri possono darti consigli, ma sono solo le tue mani a sporcarsi con il grasso degli ingranaggi. È così che va, ed è così che deve andare. Ma questo non implica l’isolamento. Le storie sono create per essere trasmesse, e le istruzioni d’uscita servono proprio a garantire la miglior condivisione. Analizziamo quindi le due restanti.

I generi sono le categorie in cui vengono suddivisi romanzi, fumetti, film e serie tv, mentre il target è la sezione di pubblico a cui ti rivolgi. I due valori sono scollegati e lo rimangono fintanto che la tua storia è indipendente dal punto di vista commerciale. In altre parole, se vuoi scrivere un libro e distribuirlo gratis su Wattpad o auto-pubblicarlo nei negozi on-line, sei libero di impostare genere e target in maniera autonoma (o addirittura di non impostarli affatto, anche se non te lo consiglio), ma se decidi di interpellare case editrici o società di produzione, dovrai rispettare gli abbinamenti genere-target dettati dal mercato (come fantasy-ragazzi, sentimentali-donne etc. etc.), e di conseguenza i due valori da scegliere saranno connessi.

A prescindere dal loro possibile accoppiamento, è bene sottolineare che entrambi hanno la capacità di influenzare i parametri della trama e le variabili di narrazione, anche se il loro peso all’interno del progetto è molto diverso.

Ogni genere è caratterizzato da determinati stilemi che limitano la varietà di settaggi possibili. Il rispetto di questi tratti distintivi, tuttavia, non è obbligatorio e di conseguenza l’influenza del genere sulle altre impostazioni del grande pulsante rosso è determinata da una tua scelta. Per fare un esempio concreto: il lieto fine è una tradizione delle commedie romantiche, ma nessuno ti obbliga a scrivere una storia d’amore in cui esso sia presente. Puoi decidere di rispettare questa convenzione, oppure di romperla, tentando una strada più originale.

lost and foundL’impostazione del target, invece, è molto più vincolante. Come ho detto in precedenza, il target è la sezione di pubblico a cui ti rivolgi, e può essere determinato dalla fascia d’età, dal sesso, dagli orientamenti politici o religiosi, dal livello culturale, e via dicendo. Un target generico facilita la diffusione della storia, mentre un target specifico ostacola la comprensione ai lettori/spettatori esterni a esso ma favorisce l’immedesimazione di quelli interni. Più il target è specifico, maggiori sono i limiti creativi imposti. Ti faccio due esempi per spiegare meglio questo punto:

1) esempio generico: se decidi di scrivere una storia per bambini, devi usare un lessico semplice, trattare tematiche consone all’età, evitare la violenza gratuita, e via dicendo;

2) esempio personale: quando ho scritto Questo non è un romanzo fantasy, ho deciso, in accordo con l’editore, di rivolgermi alla comunità nerd (di cui sono membro). Ho quindi inserito nel testo riferimenti a film, libri, fumetti e serie tv cari a quel determinato pubblico, ho ricreato situazioni comuni agli amanti dei cosplay, e ho perfino usato il lessico da fangirl per caratterizzare meglio i dialoghi della co-protagonista. Tutto questo non avrebbe avuto senso con un target diverso, o più generico.

Attenzione quindi a quello che scegli, e ricordati di dare la priorità alle esigenze delle storie: alcune sono adatte a un pubblico vasto, mentre altre funzionano meglio se indirizzate verso una nicchia di lettori/spettatori.

Anche questo capitolo è terminato, e come al solito spero di esserti stato utile. La prossima volta inizieremo a parlare di narrazione, ma nel frattempo…

HopEnjoY

Foto di Joel Robison

L'ingegneria delle storie - Istruzioni d'uscita

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