L’ingegneria delle storie – La voce

La sezione centrale del pannello di controllo dedicato alle variabili di narrazione è riservata alle impostazioni della voce. Nello scorso capitolo hai scelto il punto di vista attraverso cui racconterai la storia e di conseguenza hai deciso chi sarà il tuo narratore. Ora devi dargli una voce.

circus_by_aquasixio-d76a2fhIl concetto di voce può essere accomunato a quello di registro lessicale, ma mentre quest’ultimo rimane astratto e poco pratico, il primo (come vedrai di seguito) è molto più semplice da comprendere, da applicare e di conseguenza da settare sul grande pulsante rosso.

Partiamo dalla definizione (tratta dal saggio La voce: il suono della storia, scritto da Hardy Griffin e contenuto nel volume Lezione di scrittura creativa del Gotham Writers’ Workshop):

“La voce è ciò che i lettori sentono nella loro testa quando leggono. La voce è il suono di una storia. In ogni opera di narrativa degna di nota, una voce porta avanti la storia e guida il lettore attraverso la moltitudine di voci dei personaggi. Questa voce è la più importante per il semplice motivo che, una volta terminata la lettura, è quella che continua a risuonare nella mente del lettore”.

La scelta della voce, quindi, è connessa a quella del narratore, ma non basta. Il suono deve essere adatto alla storia e accattivante per il lettore, di conseguenza i parametri di scelta sono influenzati anche dalle istruzioni di uscita, con particolare riguardo a target e genere. Per esempio: in una storia indirizzata ai bambini devono essere usate parole semplici, mentre in una storia di fantascienza è necessario un linguaggio tecnico preciso.

Esistono molti tipi di voci, catalogabili in base alla loro vicinanza con la storia e soprattutto con i personaggi.

rage_by_aquasixio-d53kwwpVoce colloquiale: è quella che usi quando racconti una storia ai tuoi amici, trasmette un alto grado di confidenza tra il narratore e il lettore. È di solito associata alla narrazione in prima persona, e usa un linguaggio quotidiano, ricco di modi di dire ed espressioni tipiche del linguaggio parlato.

Voce informale: meno confidenziale della precedente ma ancora semplice, immediata. La distanza tra il narratore e i personaggi è minima, così come quella tra il narratore e il lettore. È la voce più semplice da usare e quindi la più comune.

Voce formale: è quella che trovi nei vecchi classici e solo di rado nei romanzi contemporanei. È sontuosa, poetica, epica, distaccata dalla storia e adatta alle narrazioni imponenti, ricche di eventi e personaggi. Viene spesso usata con la terza persona, ma può essere scelta anche in presenza di personaggio narrante molto formale.

Quelle appena elencate sono le tre principali macro-categorie in cui si può suddividere l’insieme delle voci, ma in realtà l’elenco delle possibilità a disposizione dell’ingegnere dello storytelling è talmente sfaccettato da essere di fatto infinito. Purtroppo per te, per me e per tutti i nostri colleghi (o aspiranti tali), non esiste un metodo scientifico per identificare la voce che sfrutti al meglio il potenziale della storia. È più una questione di intuito, e ovviamente di allenamento.

Oltre che per la scelta, l’esercizio è fondamentale anche per l’uso della voce selezionata. All’interno di una narrazione, infatti, si alternano quelle che Chauck Palahniuk chiama Grande Voce e Piccola Voce: la prima si ha “quando il personaggio parla direttamente al lettore, facendo osservazioni sul mondo”, la seconda “registra […] tutti i dettagli obiettivi che creano la scena nella mente del lettore”. In altre parole, la Grande Voce espone i pensieri del narratore (o dei personaggi, nel caso della terza persona) mentre la Piccola racconta le vicende e descrive l’ambientazione. L’equilibrio tra le due permette di gestire il ritmo della narrazione, più lento in presenza della prima e più veloce con la seconda.

a_painting_as_a_door_by_aquasixio-d7pbino (1)L’alternanza tra di esse è presente in qualsiasi tipo di narrazione, ma è più evidente e più importante in quelle in prima persona, dove, sempre secondo Palahniuk, la Grande Voce “sviluppa la visione del mondo del personaggio, permettendogli di avere un’opinione e di essere controverso. E filosofico. Inoltre, non devi essere d’accordo col tuo personaggio. Infatti è più interessante se tu non sei d’accordo affatto, ma devi comunque rendere forte, dimostrabile e convincente la sua tesi”.

Ti ho raccontato tutto quello che so sulla voce, ma ti trattengo ancora qualche istante per evidenziare una differenza molto importante. Se hai letto l’introduzione di questo piccolo manuale tecnico avrai notato che, nello schema concettuale del grande pulsante rosso, voce e stile sono trattati come parametri distinti. Non è stata una svista, né un’inutile ridondanza. Nonostante spesso vengano confusi o, peggio, usati come sinonimi, voce e stile sono concetti diversi tra loro. Usando ancora le parole di Griffin:

“Lo stile consiste nelle scelte tecniche effettuate dallo scrittore, la voce è il risultato di queste scelte. Se la voce è il vestito di velluto, lo stile sono le cuciture, i bottoni e tutto ciò che ha permesso di creare il vestito”.

Parleremo dello stile più avanti, mentre per il momento ti consiglio di ragionare sulla voce: analizza il romanzo che stai leggendo, cerca di capire se ha una voce più o meno formale, e osserva come l’autore usa la Grande e la Piccola Voce. E poi scrivi, racconta, sperimenta.

Spero di esserti stato utile e, come di consueto, ti invito a lasciare la tua testimonianza nei commenti qui di seguito, su Wattpad, o nella mia pagina Facebook. Sono curioso di sapere quale tipo di voce preferisci e sono certo che la tua esperienza può essere utile anche agli altri lettori.

HopEnjoY

Immagini di AquaSixio

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Bibliografia

Nuts and Bolts: “Big Voice” Versus “Little Voice”, di Chuck Palahniuk, 2011
Lezioni di scrittura creativa, del Gotham Writers’ Workshop – Dino Audino Editore, 2005

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